Rivista: Bioengineering | DOI: 10.3390/bioengineering12111257 | Pagina editore: apri link
Questo lavoro rappresenta uno dei contributi più identitari per Neurosinc, perché propone un ponte originale tra psicoanalisi, realtà virtuale immersiva e bioingegneria. La tesi centrale è che la realtà virtuale non debba essere considerata soltanto uno strumento tecnico di esposizione o simulazione, ma possa diventare un vero ambiente clinico, capace di funzionare come setting regolato, simbolico e relazionale. In questa prospettiva, concetti classici della psicoanalisi, come setting, rêverie, transfert e simbolizzazione, vengono tradotti in un linguaggio contemporaneo, aperto all’integrazione con biosensori, IoT e interfacce immersive.
Il modello descritto articola più livelli di osservazione e intervento. Il primo è somatico e riguarda segnali fisiologici come variabilità della frequenza cardiaca, risposta galvanica cutanea, eye-tracking ed EEG. Il secondo è simbolico-narrativo e considera la possibilità che l’ambiente immersivo si adatti allo stato emotivo dell’utente. Il terzo è relazionale e riguarda avatar, interfacce, presenza dell’altro e configurazioni transferali che possono essere osservate e governate clinicamente. La tecnologia, quindi, non sostituisce il terapeuta, ma amplia il campo in cui corpo, percezione, memoria, immaginazione e relazione possono diventare leggibili.
Per Neurosinc questo articolo costituisce una base teorica per integrare neuromodulazione, psicoterapia e tecnologie immersive all’interno di una cornice etica e specialistica. La dimensione corporea è centrale: il corpo diventa sensore, linguaggio e via di accesso all’inconscio incarnato. Il contributo supera una visione puramente cognitivo-comportamentale della realtà virtuale e la apre alla dimensione affettiva, simbolica e intersoggettiva. Ne deriva un’idea di clinica digitale non disumanizzante, ma capace di rendere più visibili gli stati interni quando sia sostenuta da competenza, presenza e responsabilità.
Il valore strategico per il sito Neurosinc è molto forte: questo lavoro può fondare una pagina dedicata a realtà virtuale, biofeedback, IoT e futuro della cura. Il messaggio divulgativo è semplice e potente: la tecnologia diventa terapeutica solo quando resta al servizio dell’esperienza umana. La mente viene descritta come processo incarnato, relazionale e modulabile attraverso esperienze strutturate; la TMS può essere presentata, in questa cornice, come parte di un ecosistema più ampio di neuromodulazione, regolazione e personalizzazione. In sintesi, la realtà virtuale può diventare un ambiente clinico quando incontra corpo, relazione e significato.

